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Libera Donna in Libero Stato

Data:

24 febbraio 2008

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Questo post è per segnalarvi una petizione contro l’offensiva clericale a danno delle donne che ultimamente si sta perpetrando mettendo in discussione la legge sull’aborto ed è rivolta ai nomi più blasonati del centro-sinistra (che non è proprio normale che strizzino l’occhio in tal modo alla chiesa). Io l’ho firmata e vi invito a farlo, se ovviamente siete d’accordo con quanto è scritto nel suo testo.

Spero di non ricevere commenti di credenti che si sentono chiamati in causa a difendere la loro Fede e le istituzioni che la rappresentano. Qui non si mette in discussione la vostra Fede che rispetto, ma il fatto che uno STATO come il Vaticano e chi lo rappresenta debba farsi un po’ di più i fatti propri, in quanto non ho mai visto un Presidente della Repubblica Italiana o un rappresentante delle istituzioni italiane rilasciare interviste su come i Preti debbano tenere la Messa la domenica. Magari dite “Ma cosa c’entra?”, ecco. Appunto.

Posso capire inoltre che siate contro l’aborto per i più disparati motivi, più o meno validi; ma un buon motivo per firmare la petizione è senz’altro la volontà di evitare che nascano cliniche fantasma per la pratica coatta dell’aborto! Pensate veramente che mettendo in discussione la legge 194, l’aborto non venga più messo in pratica? Siete davvero così ingenui? Quante persone non rubano perché è vietato dalla legge?

Vi invito a vedere un film: “Quattro mesi, tre settimane, due giorni“.

A proposito di laicità vi faccio vedere un video, giusto per sdrammatizzare…

Mi raccomando, firmate la petizione!

Grazie a Ladyglass per la segnalazione ( e il complimento non meritato :D ):*

Un’opinione da 10 milioni di euro

Data:

29 gennaio 2008

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italia, petizione

Una semplice manifestazione di pensiero può valere tanto?

Pare proprio di si! La RAI ha infatti querelato Filippo Facci e gli ha chiesto di pagare 10.000.000 di Euro di risarcimento…

Alcuni di voi sanno della petizione che ho scritto, altri no. Che ne dite di abolire il reato d’opinione?

Che Cosa Nostra paghi i danni

Data:

14 gennaio 2008

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Che Cosa Nostra paghi i danni: è questa la sintesi della petizione nata per far si che la mafia paghi i danni d’immagine a tutti i siciliani per la nomea che li perseguita.

Una gran bella iniziativa che ha raccolto, nel momento in cui scrivo, 6750 firme (la mia è l’ultima).

Vi invito a firmare, non solo per appoggiare l’iniziativa, ma per far si che la mentalità del “mafioso è bello” possa iniziare a sgretolarsi e che chi appoggia determinati comportamenti e/o mentalità si veda emarginato: l’esatto contrario di ciò che avviene oggi.

via blogolandia

[tags]mafia,petizione,sicilia,siciliani[/tags]

Giù le mani dai blog! L’Italia come, o peggio della Cina!

Data:

19 ottobre 2007

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In pieno Agosto 2007, mentre l’intero paese era in vacanza, il solerte Riccardo Franco Levi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha presentato un progetto di legge chiaramente concepito con il solo scopo di mettere la museruola a tutti coloro che intendono far sentire la voce della Società Civile attraverso il World Wide Web. La settimana scorsa, nel più assoluto silenzio, questo progetto di legge liberticida ha ottenuto l’approvazione del Consiglio dei Ministri, guidato da Romano Prodi. Ecco come ne ha dato la notizia Repubblica:

ROMA – Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all’esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E’ un disegno di legge complesso, 20
pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all’orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.

[Da Repubblica
del 19 Ottobre 2007]

Scherzetto o balzello?

La prima, e la più grave, conseguenz, di questo scherzo di Halloween del nostro amato Governo è un aumento iperbolico dei costi e delle complessità burocratiche necessari per mantenere in vita un qualunque sito web, compreso un blog personale. In pratica, chiunque volesse pubblicare qualunque cosa (anche le ricette della nonna) su un blog gratuito (come Wordpress o Blogger) sarebbe comunque costretto a registrare la propria “testata giornalistica” presso il famigerato ROC (“Registro degli Operatori di Comunicazione”). Per chi non lo sapesse, il ROC è un database delle persone autorizzate dalla legge a parlare in pubblico, cioè qualcosa che esiste in due soli paesi al mondo: in Italia ed in Cina! Ecco come spiega quello che sta succedendo il quotidiano Repubblica:

“Articolo 6 del disegno di legge. C’è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia “attività editoriale”. L’Autorità non pretende soldi per l’iscrizione, ma l’operazione è faticosa e
qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale – continua il disegno di legge – significa
inventare e distribuire un “prodotto editoriale” anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l’informazione, ma è anche qualcosa che “forma” o
“intrattiene” il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.”

[Da Repubblica
del 19 Ottobre 2007]

 

Per legge, una “testata giornalistica” (come “Repubblica Online” o “Punto Informatico”) deve avere un suo Direttore Responsabile e deve essere pubblicata da una Società Editrice. Ovviamente, sia l’uno che l’altro vogliono essere pagati per il lavoro che svolgono e per le responsabilità (anche penali) che si accollano. Altrettanto ovviamente, nessun blogger sarà mai in grado di coprire questi costi. Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei blog gestiti da italiani sono destinati a chiudere. Si noti che questo vale anche per i blog pubblicati in altre lingue e su altri mercati. Ciò che conta è infatti la residenza dell’autore.

Questo disegno di legge potrebbe quindi riuscire
in qualcosa che nemmeno il giverno Cinese è mai riuscito a mettere in atto: la cancellazione dei blog dalla faccia del pianeta. Incredibilmente, potrebbe riuscire in questa opera senza nemmeno
varare una legge che affermi esplicitamente che gestire un blog è illegale. Una azione come questa, infatti, susciterebbe un coro di proteste. Il nostro amato Governo potrebbe riuscire in questa impresa semplicemente innalzando i costi di gestione di un blog ad un livello inaccettabile per gli autori. Un modo molto più sottile e meno
appariscente di mettere in atto una delle più odiose forme di censura che si possano concepire.
Il porto d’armi per il Blog
Ma questo è solo uno degli effetti di questo progetto di legge. L’altro è che trasformando i blog in testate giornalistiche si trasformano i blogger in giornalisti de facto ed i loro reati da semplici maracechelle in reati penali di notevole peso. In particolare, il reato di diffamazione commesso da un blogger non sarebbe più “diffamazione semplice” ma “diffamazione a mezzo stampa”. La differenza in termini di anni di galera e di euro di danni da pagare al diffamato è notevole.
In buona sostanza, chiunque volesse ancora dire la sua attraverso un blog dovrebbe agire con la stessa cautela di chi decide di portare un’arma sulla persona.
Le rassicurazioni di Mangiafuoco
Naturalmente, a fronte di un testo di questa gravità, steso nero su bianco, il Sottosegretario Levi sta spendendo una grande quantità di parole (vibrazioni dell’aria tra due persone) per rassicurare i blogger che “No, assolutamente! Non è nostra intenzione
chiudere la bocca alla Società Civile ed ai dissidenti”. Ecco come riporta le rassicurazioni del sottosegretario il solito quotidiano “La Repubblica”:

Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: “Lo
spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”.

[Da Repubblica
del 19 Ottobre 2007]

Verba volant, scripta manent….

Ma è possibile una cosa del genere? O ci state prendendo in giro?
Giudicate voi stessi:
Testo della Proposta di Legge del 3 Agosto 2007” sul sito del Governo.
Il Governo riforma l’editoria. Allarme in Rete.” la Repubblica Online.
Il Governo vara la Internet Tax.” a Punto Informatico.
La nuova legge sull’editoria del Governo obbligherà tutti i blog e i siti a diventare testate giornalistiche”a Civile.it.
Che fare?

Si può fare qualcosa per contrastare questo ignobile progetto di censura, degno solo della più squallida delle dittature? Si, si può fare qualcosa. Ad esempio, si può spargere la voce. Si può far sapere all’intero paese (e, se possibile, al mondo intero) che un Governo che si autodefinisce di Sinistra, vicino al popolo e difensore della Libertà, sta cercando di cancellare l’intero “fenomeno blog” dal suo ramo di Internet.

Lo si può fare ripubblicando questo testo, così come lo trovate, sui vostri siti web, ovunque possibile.

Questo testo, infatti, contiene al suo interno un link a sé stesso. Ripubblicandolo su molti altri siti web si fa in modo che Google (ed altri motori di ricerca) lo innalzino nel loro punteggio (“rank”) e lo presentino tra i loro risultati migliori ogni volta che un internauta cerca il termine “blog”. In questo modo, chiunque sia interessato, anche
marginalmente ai blog può essere raggiunto da questo grido di allarme. Per ripubblicare il testo, basta fare un copia&incolla.

Questa tecnica si chiama Google Bombing e, a dispetto del nome è perfettamente legale e perfettamente corretta. Potete trovare altre informazioni su questa tecnica a wikipedia: Google Bombing.

Questo è il link che mette in atto questo meccanismo:

Blog

Ovviamente, questo testo viene pubblicato con una licenza adatta a questo scopo:

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Fate click sull’immagine per leggere i dettagli della licenza.

Alessandro Bottoni

 

Riposto questa spiacevole e spregevole notizia e rilancio la mia petizione per i blog liberi di esprimersi!

FIRMATE!

Petizione per la libertà di parola in Rete

Una petizione popolare per De Magistris

Data:

25 settembre 2007

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Al signor Presidente della Repubblica
Al Consiglio Superiore della Magistratura
Al signor Presidente del Consiglio dei Ministr
iOggetto: Petizione popolare avverso la decisione di avviare procedura di
trasferimento d’ufficio nei riguardi del magistrato Luigi De Magistris.

I sottoscritti cittadini della provincia di Cosenza, preoccupati per la notizia
secondo cui il Ministro di Grazia e Giustizia avrebbe inoltrato al Consiglio Superiore della Magistratura richiesta di avviare la procedura di trasferimento d’ufficio nei riguardi del magistrato Luigi De Magistris;
Nell’esprimere solidarietà al magistrato che sta conducendo inchieste
significative anche per le presunte commistioni tra spezzoni della classe politica regionale e nazionale e settori del malaffare e della criminalità organizzata calabrese; ritenuto che un allontanamento forzato del Dott. De Magistris sarebbe inevitabile causa dell’arenarsi delle inchieste in corso e creerebbe nell’opinione pubblica la convinzione che la classe politica tenti a sottrarsi ad un giudizio in merito a sue presunte responsabilità
chiedono Al Presidente della Repubblica, al Consiglio Superiore della Magistratura e al Presidente del Consiglio dei Ministri che sia revocata la richiesta di trasferimento del Dott. De Magistris, affinché le inchieste avviate vengano concluse e la Giustizia faccia il suo corso nel pieno rispetto della sua autonomia e dell’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Caso De Magistris: intervenga il Capo dello Stato-di Sonia Alfano e Salvatore Borsellino
Firma e lascia un commento

[tags]De Magistris, petizione,trasferimento,Mastella[/tags]

Class Action: video-intervista a Luigi Leone, segretario FALBI

Data:

25 settembre 2007

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Da Wikipedia alla voce Azione Collettiva:

L’azione rappresentativa è il modo migliore con cui i semplici cittadini possano essere tutelati e risarciti dai torti delle grandi aziende e delle multinazionali, in quanto la relativa sentenza favorevole avrà poi effetto o potrá essere fatta valere da tutti i soggetti che si trovino nell’identica situazione dell’attore.

La Class Action è il metodo più forte con il quale i cittadini possono combattere lo strapotere delle multinazionali in caso di soprusi e cattivi comportamenti. Negli USA è l’incubo delle grandi aziende. In Italia la Class Action non è contemplata, pertanto un gruppo di consumatori o cittadini che hanno subito il medesimo danno, non possono riunirsi per chiedere il risarcimento alla stessa azienda. Se ciò fosse stato possibile, magari i risparmiatori truffati dalla Parmalat o dalla Cirio sarebbero stati risarciti ed i colpevoli sarebbero stati rovinati, com’è giusto che sia.

Invece in Italia non è ancora possibile. Perchè? Per ragioni politiche ed economiche che tendono ad aiutare chi commette i soprusi e non chi viene colpito da essi. In Italia sta nascendo la normativa per la Class Action, ma appunto, all’italiana. Cioè?

In pratica non potranno i singoli cittadini prender parte ad una Class Action, ma dovranno farlo attraverso un’associazione dei consumatori accreditata, inoltre in caso di vittoria il risarcimento non è automatico, ma ogni cittadino-consumatore dovrà intentare un’altra causa per ottenere il risarcimento. Questi sono due grandi filtri per il regolare corso di una causa collettiva, che le tolgono gran parte della forza che altrimenti avrebbe avuto.  Per saperne di più leggete questo comunicato stampa dell’ADUC e la petizione ad esso collegata.

Ma ce lo spiega molto meglio Luigi Leone, segretario della Federazione Autonoma Lavoratori Banca D’Italia in una video intervista.

Per vedere l’intervista Luigi Leone in streaming grazie ad Arcoiris.tv:

 

Per scaricare il filmato:

Altri filmati sulla Class Action di Arcoiris.tv

[tags]Luigi Leone,Class Action,Aduc,interviste[/tags]

Beha scrive a Grillo. Finalmente un pò di chiarezza!

Data:

23 settembre 2007

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Piccolo riassunto per chi non è a conoscenza dei fatti:

Oliviero Beha, Elio Veltri, Pancho PArdi, Roberto Alagna cominciano a promuovere la Lista Civica Nazionale e tra i primi firmatari di tale iniziativa c’è Beppe Grillo. La Lista Civica Nazionale denominata “Repubblica dei Cittadini” promuove tali petizioni:

Poche settimane dopo aver sottoscritto tale manifesto, Grillo parte in quarta con l’iniziativa del V-Day, lo porta a compimento con grandi e meritati risultati dimenticandosi della sua firma e non parlando mai della Lista Civica Nazionale, anzi dissociandosene completamente.

Fine del riassunto 

Ovviamente tra i tanti che seguivano l’evoluzione delle due iniziative (me compreso) è sorto un gran bel dubbio al riguardo. Beppe Grillo ne ha parlato a suo modo (ne parlo qui), Beha ha postato sul blog una lettera aperta a Grillo che serve anche per chiarire le posizioni e i fatti a tal riguardo:

Caro Beppe, sul tuo post di ieri a proposito della Lista Civica Nazionale ci siamo già spiegati per telefono. Ma poiché la telefonata era privata, e il post pubblico, come d’accordo tra noi e per rispetto di tutti, verità compresa, preciso qui una serie di punti.
continua…

Inutile dire quanto mi ha lasciato perplesso il comportamento di Beppe Grillo, ma ringrazio Beha per aver fornito i chiarimenti che aiutano a capire finalmente la soluzione e rinnovo a tutti voi l’invito a partecipare il 6 Ottobre a Roma!!!

[tags]Lista Civica Nazionale,Oliviero Beha,Beppe Grillo,lettera,V-Day,petizioni[/tags]

Dal V-Day alla Lista civica nazionale

Data:

19 settembre 2007

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3

manifesto lista civica nazionale

Per Informazioni e Adesioni
Scrivi a info@repubblicadeicittadini.com

 

Petizioni Popolari al Parlamento (art.50 della Costituzione)

 

1) Costi della politica

I costi eccessivi della politica, accompagnati da una intollerabile invadenza dei partiti all’interno delle Istituzioni, offendono ed opprimono i cittadini sottraendo risorse utili allo sviluppo del paese. Il sistema si caratterizza per autoreferenzialità, affarismo e professionismo politico a tutti i livelli, con la conseguenza di impedire e scoraggiare la partecipazione dei cittadini alla vita politica.

Con questa petizione al Parlamento

chiediamo

il taglio drastico delle spese e dei costi collegati al sistema dei partiti attraverso :

riduzione dei privilegi dei Parlamentari e dei Consiglieri Regionali. In particolare dovrà prevedersi il ridimensionamento delle retribuzioni e del trattamento previdenziale degli eletti e la forte riduzione delle assegnazioni di auto di servizio. Inoltre, per evitare una sclerosi del ceto politico, dovrà prevedersi l’introduzione del limite massimo di due mandati per qualsiasi carica istituzionale e lo svolgimento di elezioni primarie regolamentate per tutti i livelli istituzionali;

riduzione del numero dei Ministeri e dei componenti del Governo nazionale;

riduzione del numero dei componenti del Parlamento, dei Consigli Regionali e Comunali di almeno 1/3 ;

contenimento dei rimborsi elettorali pubblici ai partiti nei limiti delle spese effettivamente sostenute prevedendo dei tetti massimi di spesa ;

abolizione delle Province ad eccezione di quelle ricadenti nelle aree metropolitane ;

abolizione delle comunità montane prevedendo e favorendo delle unioni di comuni nelle aree interessate ;

abolizione dei Consigli Circoscrizionali nei comuni con popolazione inferiore a 200.000 abitanti, prevedendo forme e modalità di partecipazione popolare sul territorio ;

taglio drastico delle società e degli enti inutili Statali, Regionali e degli Enti locali. Trasformazione di quelli rimanenti in semplici unità amministrative cui dovrà essere preposto un dirigente pubblico ;

riduzione delle consulenze conferite dalla Pubblica Amministrazione di almeno la metà.

 

2) Responsabilità dei partiti di fronte alla legge

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale (art. 49 Costituzione).

I partiti politici sono associazioni private senza alcuna disciplina legale. Eppure decidono tutta la vita pubblica: nomina dei parlamentari e scelta degli altri candidati per le assemblee elettive; predisposizione dei programmi e designazione dei membri dei governi a tutti i livelli istituzionali; nomina degli amministratori delle Autorità di garanzia, della RAI, degli enti economici nazionali e delle società a capitale pubblico quotate in borsa, delle aziende pubbliche e a capitale misto che gestiscono servizi. Ma anche la commistione con l’economia e la finanza privata è diventata la regola.

I Partiti sono finanziati con denaro pubblico, ma non rispondono alla legge: per fare un solo esempio, se un imprenditore falsifica il bilancio va in tribunale, se lo fanno i partiti non succede perché nessuno ha il potere di controllare.

La vita interna dei partiti è segnata dalla mancanza assoluta di democrazia, spesso decide solo il capo, socio unico del partito, le candidature sono scelte in base alla fedeltà al capo, le minoranze non godono di alcun diritto, i finanziamenti non sono trasparenti e spesso sono illegali, i bilanci sono manomessi o falsi.

I partiti sono diventati vere e proprie consorterie, centri di clientele, di affari e di malaffare, strumenti di corruzione e di prevaricazione, che violano diritti acquisiti e leggi dello Stato.

Con questa Petizione al Parlamento

Chiediamo

L’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione con una legge ordinaria che preveda la responsabilità dei partiti di fronte alla legge e ne sanzioni le violazioni, restituisca il ruolo di protagonisti ai cittadini, garantisca il controllo della correttezza e della trasparenza della vita interna dei partiti.

I punti qualificanti della riforma devono essere:

Registrazione degli Statuti presso le Corte di Appello del distretto, contenenti il vincolo di un numero congruo di iscritti, garanzie di trasparenza della vita interna e dei diritti delle minoranze;

Elezioni primarie tra i cittadini per la selezione delle candidature;

Esclusione dalle candidature delle persone rinviate a giudizio o condannate per reati contro la pubblica amministrazione, finanziari e di mafia;

Certificazione dei bilanci secondo le norme del codice civile per le società quotate in borsa;

Abrogazione dei finanziamenti ai giornali di partito e collaterali;

Responsabilità penale e civile dei segretari politici e dei tesorieri e decadenza automatica dagli incarichi per violazione degli Statuti e delle leggi dello Stato

 

3) Contrasto ai conflitti di interessi nelle istituzioni, nell’economia, nella società (art. 3, 41, 97 della Costituzione)

Ovunque nel mondo,le regole che reggono i rapporti tra gli stati, la democrazia, le relazioni sociali, la competizione economica, sono stravolte da conflitti di interesse e da commistioni tra politica e affari. A monte di ogni conflitto di interesse c’è un difetto di informazione che impedisce di prenderne coscienza e di prevenirlo. Essi sono epidemici e si diffondono come una grave malattia infettiva, colpendo a morte il corpo della democrazia. Quindi, o i conflitti di interesse si governano o si viene governati da essi.

Nel nostro paese per anni il conflitto di interessi è stato identificato con quello di Berlusconi, che permane ed è enorme perché riguarda la televisione che è in grado di orientare l’informazione, che a sua volta può influenzare le scelte elettorali e quindi può incidere direttamente sulla democrazia;

quasi tutti sono convinti che l’argomento riguardi solo chi ha posizioni di governo;

i meno recettivi sono, per ragioni di opportunità, i politici;

i cittadini informati scoprono che i conflitti di interesse toccano la loro vita quotidiana: dalle liste di attesa nella sanità ai concorsi pubblici;

Tra i 102 ministri e sottosegretari del governo Prodi, al momento della presentazione alle Camere ce n’erano ben 24 in conflitto di interessi. Tra le 12 priorità di Prodi la riforma dei conflitti di interesse non ha trovato spazio. Inoltre, la proposta di legge in discussione alla Camera ” riprende l’ispirazione di fondo della legge Frattini” e quindi non cambia le cose.

Essa, infatti, si occupa solo dei conflitti di interesse dei membri del governo, mentre i conflitti di interesse attraversano tutta la vita pubblica, compresa la politica e i partiti e i settori privati dell’economia, della finanza, dello sport. Tutti gli scandali degli ultimi anni riguardanti: crac Parmalat e Cirio, Calciopoli, Scalate alle banche dei furbetti del quartierino, Farmaci e Sanità, Partiti e Politica, sono preceduti da conflitti di interesse che emergono e vengono conosciuti dal grande pubblico quando si commettono reati e interviene la magistratura per reprimerli. Ma a quel punto i guasti sono fatti.

Chiediamo

Di includere il Conflitto di interessi nella Costituzione, per le seguenti ragioni:

Esso mette in discussione valori costituzionali fondamentali quali la separazione dei poteri, la dignità e l’autonomia della politica, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, la concorrenza nel mercato e la competitività delle imprese. Poiché non si può fare una legge sul conflitto di interesse per ciascuna legge ordinaria che approva il Parlamento, la costituzionalizzazione farebbe scattare l’intervento della Corte Costituzionale ogni volta che una legge include o favorisce conflitti di interesse. La proposta dovrebbe interessare il centro sinistra e il centro destra, tutti coloro che si dichiarano democratici e liberali e gli imprenditori preoccupati di difendere la concorrenza sui mercati e la competitività delle imprese.

4) Salvare la terra-Tutelare l’ambiente, il territorio e la salute dei cittadini (art. 9 e 32 della Costituzione)

L’uomo è l’unico essere vivente che distrugge l’ambiente in cui vive. Salvare il pianeta attraverso la tutela dell’ambiente e delle specie viventi, l’uso oculato delle risorse, lo sviluppo economico compatibile, il rifiuto della crescita senza limiti, è un obbligo morale prima ancora di una scelta politica dal momento che il mondo in cui viviamo ci è stato dato in prestito dalle generazioni future e abbiamo il dovere di restituirlo.

Chiediamo

Cambiare il metodo di valutazione della qualità dell’aria (il particolato non deve essere considerato secondo la massa ma secondo il numero delle particelle presenti in un metro cubo di aria e l’inverso della loro dimensione)

Conteggiare la tassa sui rifiuti a seconda del peso dei rifiuti prodotti e non in base alla superficie occupata.

Eliminare le agevolazioni riferite ai cip6 o certificati verdi, che pesano sulla bolletta Enel. Assegnate in origine alle fonti rinnovabili e concesse poi a tutti gli impianti che non hanno queste caratteristiche (inceneritori, impianti a biomasse che non funzionino esclusivamente a biomasse, raffinerie, cementifici e simili), devono riguardare gli impianti esistenti, in costruzione e in progettazione perchè eliminano un regalo di miliardi di euro a chi inquina, pagato a caro prezzo, dagli utenti;

Potenziare la raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio, il trattamento a freddo della parte residua dei rifiuti e obbligare i comuni a realizzare il compostaggio dell’umido. Va da sé che in questo modo gli inceneritori e, in parte, le discariche non serviranno più.

Introdurre agevolazioni fiscali per le aziende che usano materiali riciclabili/biodegradabili, sia per gli imballi (che dovranno essere ridotti al minimo) che per il prodotto stesso. Le aziende devono prendersi l’onere di smaltire il prodotto, una volta terminato il suo utilizzo.

Approvare e attuare misure concrete ed efficienti di risparmio energetico e sfruttamento a 360° delle fonti rinnovabili, il sole in primis. Ridurre gli sprechi di energia (es. illuminazione notturna ingiustificata d’insegne, di edifici, ecc.)

Vietare la circolazione in città alle auto alimentate a benzina e diesel, con l’obiettivo di favorire la produzione e l’immissione sul mercato di autoveicoli a emissione zero.

Potenziare l’agricoltura e il consumo di cibo biologico in modo da abbatterne i prezzi e far sì che diventi la normale alimentazione per tutti.

Obbligare i produttori a dichiarare in etichetta tutti i componenti del prodotto (es. rifiuti tossici nel cemento).

Introdurre per legge il divieto di edificazione entro due chilometri dalle rive del mare, dei laghi e dei fiumi

 

5) Petizione per la salute

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività ( art.32 della Costituzione)

I tempi delle liste di attesa per i ricoveri programmati e gli interventi chirurgici, per le visite specialistiche, gli esami diagnostici, soprattutto ad alta tecnologia come TAC, Ecografie, Dopler, Risonanza Magnetica ecc e per gli esami diagnostici non invasivi come le Colonscopie ecc sono eccessivamente lunghi, nonostante leggi e decreti prevedano tempi più rapidi. I cittadini il più delle volte, preoccupati e stanchi di aspettare, scelgono, a pagamento, strutture private non convenzionate con il servizio sanitario regionale, nelle quali le prestazioni vengono eseguite dagli stessi medici che lavorano nel servizio pubblico. Ma può anche capitare che persino negli ospedali pubblici, dopo una visita a pagamento eseguita da un medico che ci lavora, si ottengano, in tempi rapidi, prestazioni per le quali gli altri malati aspettano mesi.

Per stroncare comportamenti clientelari e pratiche corruttive che non hanno riscontro in nessun altro paese dell’Europa occidentale nei quali i tempi di attesa sono molto rapidi

Chiediamo

  1. Le nomine sanitarie e manageriali siano sottratte al controllo della lottizzazione politica con divieto assoluto di accesso a persone che hanno ricoperto nei dieci anni precedenti incarichi di partito, nelle istituzioni e negli enti di qualsiasi livello;

  2. Vengano istituiti Centri Unici di Prenotazione nelle ASL, negli Istituti Scientifici di diritto pubblico e privato, negli ospedali amministrati da consigli di amministrazione autonomi, nelle cliniche private convenzionate, su tutto il territorio nazionale.

  3. Che le prestazioni programmate, compresi i ricoveri, vengano eseguite entro 15 giorni dalla richiesta degli utenti;

  4. Che il ministero della salute e le Regioni provvedano entro 6 mesi a istituire i Centri Unici di prenotazione e fornire le dotazioni di personale e le attrezzature necessarie per rispettare i tempi di attesa;

  5. Che nei casi di inadempienze delle Regioni vengano decurtati i finanziamenti del fondo sanitario e venga messa in atto un’azione sostitutiva dello Sato. Nei casi di inadempienza dei direttori generali, dei direttori sanitari e dei dirigenti medici vengano decurtati gli stipendi e non vengano rinnovati i contratti

[tag]lista civica nazionale, manifesto,petizioni[/tag]

La tutela del denaro

Data:

3 agosto 2007

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2

In America, se una legge in discussione entra in vigore, una qualsiasi persona scrive in un blog personale è tutelata per legge quasi quanto un giornalista. Grande vittoria direte voi, lo pensavo anch’io fin quando non leggo che per ottenere tale ”protezione” (nella fattispecie il diritto a non citare la fonte dietro richiesta delle forze dell’ordine ed altre ”quisquiglie” non da poco) si devono ottenere introiti derivanti dalla pubblicità in misura da poter figurare come uno stipendio.

Quindi miei cari blogger americani, scordatevi di poter tenere in piedi un blog, magari visitatissimo, ma che non vi faccia fare soldi. Infatti. è opinione condivisa a livello mondiale, che un blog molto visitato è meno importante e quindi non merita la tutela di un blog che porti soldi.

Ma a pensarci bene… essere un blogger, è la stessa cosa che essere un giornalista? Per venire incontro a tale legge (per fortuna ancora in discussione) quanti blogger parleranno ”a metà” come molti giornalisti, solo per strizzare l’occhio agli inserzionisti?

Mentre ci pensate, che ne dite di firmare la petizione per la libertà di parola negli spazi web personali e quindi nei blog?

[tag]blog, petizione, usa, leggi[/tag]

Oliviero Beha a Vasto

Data:

30 luglio 2007

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Categorie:

Politica, notizie, petizione

oliviero beha a vasto

Ieri sera ho avuto il piacere di conoscere Oliviero Beha e di ringraziarlo per il suo appoggio alla petizione che ho scritto sulla libertà di parola e la tutela della stessa negli spazi personali.

Beha è venuto a Vasto, a pochi chilometri da San Salvo, per parlare del suo libro, della Lista Civica Nazionale, ma soprattuto per smuovere un po di coscienze. Spero che ci sia riuscito e che cominci a muoversi qualcosa sul serio. Purtroppo la bellissima serata è stata rovinata da due o tre persone che hanno approfittato dell’occasione per fare comizio mediante la messa in scena di litigi degni dei più stupidi pargoli.

[tag]Oliviero Beha, petizione, politica[/tag]